Dal mio libro raccolta "MOMENTI"

Momenti fugaci, bagliori di vita,
viaggio nella parte piú intima dei
tuoi sentimenti, per renderti conto
che tutta la vita è fatta di
"TANTI PICCOLI MOMENTI"

"Gli avvenimenti fanno la storia,
tanti piccoli momenti la nostra vita"

CON IL SOLO DESIDERIO
DI FARE PARTECIPE DEI MIEI MOMENTI
TUTTI COLORO CHE TROVANO ANCORA IL TEMPO
DI GUARDARE DENTRO E FUORI SE STESSI
PER TROVARE A VOLTE QUELLO CHE
PENSAVAMO FOSSE ANDATO PERDUTO.

           Con affetto

                                                                                                Italo Varsalona
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

ADDIO AD UN AMICO

Ci siamo incontrati sul treno della vita alla stazione della nostra adolescenza.

Abbiamo bevuto nel calice della spensieratezza.
Assieme siamo corsi dietro ai sogni, alle nostre illusioni.

Sempre sullo stesso treno, la nostra amicizia salda come vagoni ben agganciati, sullo stesso binario, nella stessa direzione.
Quanti ricordi di quel viaggio insieme nella nostra adolescenza.

Il tempo ci avvertì che eravamo giunti alla stazione della nostra maturità.
Ci siamo persi di vista in quella grande stazione, troppi binari, troppe direzioni.
Salimmo su due treni diversi, con mete diverse.

A volte dal finestrino ci siamo visti sul treno in corsa. A volte in qualche stazione per ricordare i passati viaggi insieme.

Poi, un giorno mi hanno detto, che eri sceso dal treno della vita per non più risalire.

Ho pianto amico mio.

La modernità ci ha dato treni superveloci, si, proprio come la vita. Difficile fare fermate intermedie.

Quando succede, scendo e guardo, ma non ti vedo più.

Un giorno scenderò anch‘io all‘ultima fermata, o forse chissà, un giorno tu potrai risalire ancora sul treno della vita.

Addio amico mio, o forse arrivederci.

Italo Varsalona

Lainate, 07/07/92.

In ricordo della grande amicizia nella mia giovinezza, con il mio amico Giampiero (Tommy)
 
 


IL TUO ESSERE ARTISTA

" Quando nei momenti in cui tutto sembra essere chiaro, allora cominciano i dubbi, le ricerche. A volte annaspando nel buio della tua vuota esistenza, per non sentire nulla.

Per non trovare neppure te stesso. Questi sono i momenti da perdere attraverso il sentiero della vita trascorsa. Ma quando riesci a sentire il profumo dei fiori, guardare un cielo stellato. Quando ascolti il canto dell‘umile grillo e il caldo sole riscalda il tuo cuore, i tuoi pensieri, Quando incontri il vero amore dietro l‘angolo della tua adolescenza, della tua maturità o della tua vecchiaia e riesci ad amare senza limiti e compromessi. Quando hai il coraggio di guardare dentro te stesso senza falsi pudori e ricercandolo hai trovato il vero Dio e ne segui le sue vie, allora e solo allora sentirai il tuo cuore battere e comincerai ad essere l‘artista, il poeta dei tuoi sogni dei tuoi sentimenti, per farne dono a tutti coloro che con te vogliono gioire dei tanti meravigliosi piccoli momenti della tua esistenza. "

Italo Varsalona

Lainate, 23 Settembre 1991
 
 
 
 
 

AMARE

Amare i pensieri di ieri che come foglie d‘autunno dai mille colori cullate dal vento fan battere i cuori, sognare i poeti ispirare i pittori.

Amare l‘insonnia, generosa compagna che ti regala nelle lunghe notti ore di vita cariche di frutti maturi della tua meditazione negata ai più.

Amare l‘attimo fuggente che con rara maestria ti ha fatto dono di una rara emozione che è solo tua.

Amare il sole che al suo tramonto prima di svegliare il vicino, senza nulla chiedere ti fa dono di un quadro d‘autore.

Ma oltre ciò, amare chi ti ama donandoti il suo amore, "che ti permette di amare chi amore non ha."
 
 

LA NEVE

Una caduta di candidi momenti.

Un manto di soffice pace.

Un passo felpato verso un futuro migliore.
 
 

MIA MADRE

Il primo bacio.

Il primo abbraccio.

Il primo frutto.

L‘ultimo.
 
 

DIMENSIONI A VENEZIA

Appoggiando il piede su una dimensione irreale, perdendo per un momento la realtà del tempo. La fredda logica di se stessi, come se la mente fosse divisa da una miriade di tutto.

Emozioni, sensazioni ti assalgono in un frenetico turbinio. Già in quella presenza reale era più forte il ricordo messo in serbo per il futuro.

Una gondola ti rapisce verso i Dogi.

Un vetro di Murano a trasparenze nascoste. Meta di giovani sposi innamorati e di amanti dagli occhi a mandorla. Venezia, chiudere le porte alla monotonia di sempre, per fare un viaggio negli eterei spazi della storia.
 
 

REALTÀ IRREALI

Si rincorrono nella mente i tuoi pensieri. Immagini sfuocate dai lineamenti indistinti che ti attraggono perché ti par di conoscere chi ami.

Suoni sconosciuti che compongono melodie a te care. Cose belle del passato uccise da pensieri presenti. Aspirazioni impossibili in cui hai sempre creduto. Prima ancora che te ne rendi conto eccoti trasformato in un perfetto ballerino con le gambe immobili continuando a ballare al suono delle note sulle ali della tua fantasia il Walzer della vita.

IL MERCATO

Si urtavano con un passo frenetico di chi teme di perdere l‘oggetto tanto desiderato. Agitandosi toccavano, ne sfogliavano le qualità. Ne assaporarono di già i momenti del loro futuro godimento. Poi la cruda realtà di che per un desiderio ne chiede il costo, ricevendo in cambio; "Un attimo di ciò che era già passato".
 
 

IL VECCHIO

Il vecchio mi guardò con i suoi occhi pieni di storia. Aprì la bocca dipingendo attimi della sua vita.

Sorrise ai suoi momenti di trascorsa felicità. Le sue rughe, ricordando il presente. Piansero.
 
 

DONNA

Viva come la linfa di un fiore. Dolce come un fiordaliso. Delicata come un‘orchidea. Ristoratrice come una goccia di rugiada. La scia del tuo profumo si chiama bontà, difficile da dimenticare come un fiore raro.

Nella serra dei tuoi sentimenti, avrai altri fiori che renderanno felici molti.

IDENTITÀ

Documento prego. Sbiadito dall‘usura del tempo per le troppe volte usate per il confronto. Dopo tanti anni pensava d’essere maturo per ripetere ancora una volta la prova, e per l’ennesima volta ancora lesse: Nato il: il tempo ha confuso la data.

A: Quanti ricordi, un paese di nome nostalgia dove aveva mosso i primi passi verso una residenza non ancora fissata.

Professione: per un errore d’ufficio era scritto: in cerca di prima occupazione. Errore pieno di verità.

Occhi: Stanchi.

Capelli: Veri.

Segni particolari: Rughe.

Amara conclusione di un documento vero per "Una identità scaduta".
 
 

L’EXTRA COMUNITARIO

Il passo stanco sotto un sole che non era il suo. Portava sulle spalle la sua triste storia fatta di merci variopinte, superfluo per gli altri, inarrivabili per lui.

La gente civile gli chiese: cosa vendi? Con la voce carica di speranza rispose: "tutto".

Allora un coro unanime si levò e chiese "la sua dignità".

LA DIETA

Grosso, robusto ben piazzato, falso magro. Che problema. Tutto si stringe, manca lo spazio, che vita larga è tutto uno strazio.

Guardi l’amico esile in forma e mentre ti guarda tutto si sforma. Per un poco abbacchiato e tutto abbattuto, con un finto sorriso accenni un saluto.

Guardando un panino ti senti angustiato. Che nervi che stress sei tutto agitato. Allora che fare? Agguanti il panino e ti metti a mangiare. E il grasso, il robusto il ben piazzato…ma chi io?

"Meglio dimenticare".
 
 

L’INCOERENZA

Che freddo, che nebbia. L’estate? Quale dolce miraggio. Sei una chimera per molti. Realtà per i pochi che ti rincorrono in terre lontane.

Finalmente l’estate. Ah estate calore del sole rubato per colorarsi la pelle di terra. L’estate dai caldi colori.

L’estate, viaggi ai mari sui monti.

L’estate dal grano dorato. Quanto amo l’estate.

"Che caldo. Ma a quando l’inverno?"
 
 

IMBARAZZO

Giravo gli occhi come foglie spostate dal vento. In alto, in basso.

Per un attimo li chiudevo, quando li riaprivo, imbarazzo. Imbarazzo di non trovare uno sguardo amico. Turbamento di pensieri proibiti, dirupi scivolosi.

Ma ecco, così vicino a me era la casa del mio sguardo:

"Verità. Il mio Dio".
 
 

IO ERO

Era l’ennesima volta che i suoi piccoli occhi stanchi dal tempo si schiudevano per ripetere ancora fatti e avvenimenti veri e presunti che la sua bocca ripeteva da sempre.

Storie strane e tristi di momenti dolorosi, di persone perdute.

Eppure quell’io ero non suonava per lui come un triste passato, ma piuttosto come una felice realtà del suo presente.
 
 

PROMESSE

Quando avrò allora… Quando saprò sarò diverso.

Quando sarò arrivato forse.

Peccato, non ho il presente, ho perso il passato. Ma per il futuro.

"Promesse".
 
 

MIRAGGI

Sicuri di se come nessun altro, si avviano per la strada della vita verso la piazza dove ancora saranno imbonitori delle loro qualità. Ti offrono la loro amicizia come scala per salire verso il successo illusorio. La loro esperienza che ti vendono al prezzo d’ascolto. Con la loro pseudoconoscenza li fanno apparire come un’enciclopedia da sfogliare. Media informatissimi e per ogni avvenimento sono pronti a narrartelo a modo loro nei minimi particolari.

Saturi di consigli per tutti, ma essi stessi incapaci di applicarne uno solo. E quando la loro preda pensa di aver trovato ristoro in loro, essi scompaiono, lasciandoti con la delusione di avere incontrato troppo spesso nella tua vita: "Venditori di miraggi".
 
 

IL RUDERE

Mi siedo all’ombra del vecchio fico guardando il rudere.

Chiudo gli occhi e ripenso al passato.

Ma il rudere chi?.
 
 

UNA NOTTE DI NOME FOLLIA

La notte, il buio, il petrolio, il golfo.

La guerra, sogno o son desto, forse un incubo.

No… è solo una notte di follia. Sorriso amaro per occhi infelici offuscati dalla cataratta della loro avidità. Cattivi consiglieri figli di una patria avida di sangue.

Folli venditori di figli altrui per il costo di un falso profeta di nome: Progresso.

Hanno partorito figli malati della loro amante politica. Si sono fatti perdonare dalla loro concubina religiosa. Non dormono nella speranza di rimpinzarsi di potere. Poveri folli illusi di possedere tutto, convinti di avere irretito il loro prossimo con vuote filosofie. Follia…Follia… una notte.

Non canti di gioia come da promesse. Solo lo stridio freddo e funereo delle armi uniche loro amiche. Uomini folli, a nulla potranno servire le vostre false promesse per addomesticare la vostra coscienza turbata. Non sonno ma solo incubi per la vostra follia di una notte.

Una notte che non lascia traspirare il giorno, un biglietto d’andata senza ritorno.

Uomini folli, ascoltate…ascoltate una voce che viene dal deserto, ma non la vostra. Ascoltate, ricercatela ed essa v’indicherà l’alba e con essa la fine di una "Notte di follia".
 
 

IL MOSAICO DELLA VITA

Correre in bicicletta con la pioggia che batte sul tuo viso.

Sentirti stringere forte da chi ti ama.

Gioire di una serata passata con amici fedeli.

Dire a qualcuno per la prima volta che lo ami.

La tua prima cravatta, la prima volta che ti sei fatta il trucco.

Il tuo primo giorno di scuola.

Parole accarezzate fra le pagine del tuo diario.

L’ultimo giorno di scuola, i tuoi occhi.

La prima delusione.

Avere atteso invano chi non è mai arrivato.

I primi mamma e papà.

Tuo figlio.

Grande mosaico della vita; continua a comporlo.
 
 

FALSA AMICIZIA

Io ti avevo acceso, tu mi hai spento. Hai rubato la mia fantasia. Mi hai inebriato con vino adulterato illudendomi di vivere i tuoi drammi, le tue avventure colorate.

A tratti mi cullavi con gioie evanescenti d’invitanti liquori, morbide carte, di carri danzanti di bianchi assoluti, di profumi fragranti.

Mi conducesti per mano nelle vie dell’avventura, facendomi protagonista forte e generoso, audace e temerario, paladino di giustizia a favore degli afflitti.

E quando ogni sera ti lascio, mi accorgo che tu, si mia falsa amica mi hai dato di te solo vuote illusioni derubandomi: "Delle mie importanti realtà".

(Chi è la falsa amica a cui fa riferimento l’artista ??)
 
 

UN GIORNO QUALUNQUE

Camminare felice incontro a chi hai atteso per tanto tempo, ma non hai trovato e dimenticandosi di te fa di un giorno speciale, un giorno qualunque. Il rumore del traffico ti distoglie dal pensiero di chi non c’è.

Ma non è un giorno qualunque. Un pallido sole malato sorride alle gemme che come piccoli esuberanti ridestano il ramo da troppo tempo ormai addormentato. Un concerto sul primo canale della creazione. Passerotti concorrono con la speranza di arrivare alle finali e vincere. Passando il turno oltre questa natura morente. Oltre una porta, una macchina tipografica ansimava. Voci di uomini politici che discutevano sforzandosi invano di comprendersi. Un giorno qualunque per i molti che correndo incontro ai loro problemi, non si lasciano distrarre per essere testimoni di cose speciali.
 
 

LA MOSTRA

Speranze colorate appese a esili chiodi. Intensità di colori fatta di momenti. Tratto a volte incerto di chi teme il tempo. Luci di aspirazioni felici. Toni di emozioni intense. Ombre di pace interiore. La mostra, somma parziale di verità presunte dietro un sipario di colori.
 
 

IL PICCOLO ZINGARO

Il freddo intenso avvolgeva me stesso. Poi un piccolo zingaro, pantaloni corti, calze arrotolate, occhi scuri senza luce. Mi tese la mano chiedendomi …………..

Guardando i suoi grandi occhi neri, compresi che cercava calore. Allungai la mano e … ci riscaldammo insieme.
 
 

EGO

Ti amo, sono a tua disposizione, ti assicuro che. Bisogna amare, ecc. Poi come a Babele le lingue si confondono, l’incomprensione assoluta. Guardandosi stupiti, per un’ennesima volta non si compresero " Ego.
 
 

SENSAZIONI DI GIOVENTÚ

Un odore acre sopra il canneto in fiamme. In fiamme era il cielo al suo tramonto. La brina ricopriva i prati. Ma un grande fuoco ardeva nel mio cuore; Gioventù.
 
 

IL MÉTRO DELLA VITA

Voci confuse di chi aspetta l’ultima vettura. Sui loro volti il dramma di chi non sa. Il timore per l'attesa di una vettura che forse non arriverà mai. Nelle loro menti ricordi di un viaggio felice affievolito dalla nebbia del tempo. Poi da lontano il dolce rumore di ruote stridenti che inseguono i binari. Attimi fatti di silenzi. Gli occhi si dischiudono a nuove speranze. L’ultima vettura è arrivata. "Il métro della vita continua".
 
 

LA ROSA

Delicata o sfacciata.

Pungente o vellutata.

Passionale o riservata.

Primo amore … ultimo saluto.
 
 

PAROLE

Cadono lente come la neve. Sibilano nell’aria come proiettili micidiali. Mattoni che edificano, bufere devastatrici. Brillanti in cesellature d’oro. Prolungamento del pensiero, fonte del cuore. "Parole"
 
 

IL SOGNO

Avvolto fra le candide braccia del tuo letto, sognavi grandi avventure, gradite presenze, mete raggiunte, corse immobili. Al tuo risveglio, amate braccia ti stringevano riportandoti alla realtà della vita: "Il tuo sogno"
 
 

CANTO ALL’AMORE

Amore mio, con quanta dolcezza stringevo le tue mani, assaporavo le brezza di una passione che dura ormai da tanto, anzi da sempre. Guardare il tuo viso e riscoprire il sapore della giovinezza. Sentire fra la seta dei tuoi capelli il fruscio del vento nei campi di grano che ci videro amanti. Il soffio di una vita grassa e generosa di calde emozioni e dolci sentimenti. Grazie amore mio per tutto questo.
 
 

LA PIOGGIA

Le nubi come pacchetti di doni. Gocce di pioggia, splendidi regali riversati su una terra riarsa, che desiderosa di dissetarsi apre le braccia per un desiderato abbraccio. Grata si veste a festa con un manto verde a fiori variopinti. Spille fatte con gemme che si schiudono, partorendo miriadi di colori. Anche la dove la terra è un deserto di cemento, sbocciano come per miracolo milioni di strani fiori tessuti su una tela a indefiniti colori. Il cuore si riempie di gioia, ma è una gioia fugace che lascia il posto alla tristezza allorché, una statua malata e dimessa avverte i passanti dicendo: "È acida".
 
 

DIVIETI

Non toccare, non attraversare senso vietato. Un linguaggio scomparso, oggi non di moda. Ma un divieto rimane per questi esterofili folli: "La vita".
 
 

IL SEMAFORO DELLA VITA

Con il verde della spensieratezza dei vent’anni, corri veloce con l’ansia di chi vuole arrivare.

La tua riflessione, il rallentare all’incrocio delle tue scelte segna il giallo della tua maturità. Ma con il rosso, osservi gli altri passare e ripensando alla tua vita, vorresti ripercorrere il percorso.
 
 

PERFETTI SCONOSCIUTI

Tutto era lento, le distanze incolmabili, eppure con la premura di chi ti vuole bene ci si ritrovava, ci si stringeva attorno alla vita povera ma ricca di sentimenti. Oggi vicini, ma troppo lontani per incontrarci.
 
 

NE SPAZIO NE TEMPO

Il brivido di un attimo per il gelido vento, ne spazio ne tempo.

Seguire una farfalla volando leggero tra i fiori dei prati, il cuore contento, ne spazio ne tempo.

Che gioia guardare l’azzurro del cielo, rincorrere il futuro lungo il sentiero della fantasia. Urtando lo specchio, cadde si ruppe. Fra mille frammenti, un attimo, un pensiero, un rimpianto, un soffio di vento…

Ne spazio ne tempo.
 
 

LA NEBBIA

Il suono di una sirena annuncia una presenza non vista. Occhi luminosi che scrutano la notte cercando di trovare l’amata strada del ritorno.

Brevi distanze incolmabili di paure. Protettrice di coscienze sporche. Paura che unisce.

La nebbia si dirada, un sospiro di sollievo, si volge lo sguardo al vicino; "Arrivederci, grazie presto verrò a trovarti. Inutile il suono della sirena, gli occhi indagatori dei fanali per chi si trova nella nebbia del tempo frenetico, non c’è speranza di ritorno.
 
 

LIBERTÀ

Un soffio di vento sollevò un foglio di carta, e lo portò in alto nel cielo dondolandolo attraverso i raggi del sole, Libertà.

Camminare nelle vie affollate sentendoti solo con i tuoi sogni, Libertà.

Dire alla persona che ami quello che non sei mai riuscito a dirgli, Libertà.

Cantare in mezzo alla gente che affannandosi vive la sua giornata, Libertà.

Ma oltre tutto, avere conosciuto te mio Dio, la mia libertà.
 
 

LE GIOSTRE

Aria tiepida, carosello di maggiolini.

Lucciole di fantasia, profumo intenso dei tigli.

Cavallucci bianchi sostenuti da pensieri dorati.

Palloncini gonfiati con sogni infantili.

Durata un soldo.

Il prossimo anno, forse di più.

"La giostra della vita continua"
 
 

ESPATRIO

Partire ma per dove ? Correre verso una meta nascosta dalla nebbia e da troppe frontiere. Eppure una volta dopo il valico ti sembra di essere rimasto immobile. Più ti allontani da chi ami, e più vicini si fanno i ricordi che sanno ancora di presente. Quando la prossima fermata?

Volti estranei sorridono attorno a te invitandoti in silenzio a fare ritorno verso la terra amata.
 
 

IL LABIRINTO

Entrai nel parco divertimenti della vita. Girai a destra e urtai contro il muro dell’indifferenza. Mi voltai allungando il passo con decisione, mi trovai la strada sbarrata dalla siepe dell’incomprensione. Con il panico nel cuore percorsi il viale alberato dei miei perché. Alla fine di esso uno specchio di fronte a me:

"Riflessione, me stesso il mio labirinto".
 
 

IPOCRISIA

Circondato da sorrisi amici, abbracci fraterni di chi ti vuole bene.

Mani tese di chi vuole aiutarti.

Il dolce sapore dell’ospitalità.

Il caldo tepore del focolare.

Brusco risveglio. Un gelido vento entra nelle ossa. La tua realtà: "Ipocrisia".
 
 

IL CARNEVALE

Come arlecchino confondi gli altri con i tuoi colori. Un pulcinella burlone delle disgrazie altrui. Ma vi è un giorno in cui rivesti il tuo vero io "Carnevale".
 
 

EMOZIONI

Correvano i ricordi attraverso le montagne che invocavano la venuta della neve, mentre i fari della macchina fendevano come la lancia di Don Chisciotte i mulini a vento della notte. Trovarti senza tempo e senza spazio vivendo in fugaci attimi momenti infiniti della tua esistenza. Sensazione stupenda per chi, pur soffrendo gioisce cavalcando la sua fantasia.
 
 

LA FOGLIA

Venne l’autunno. Gli innamorati si tenevano per mano. L’ora era carica dell’intenso profumo degli ultimi frutti. Sul lungo viale una coppia di anziani si avviano verso il tramonto. La piccola foglia guardando arrossì, con il pudore di chi è puro. Un alito di vento la colse e dondolandola la accompagnò al suono del garrire di un’ultima rondine. Piccola pudica foglia madre di chi che dopo il gelido inverno ritornerai ad innalzare un nuovo inno alla vita.

Buon riposo.
 
 

L’AMICIZIA

In un cielo grigio di dubbi, gocce di malinconia. Il freddo dell’attesa. Poi alla porta un raggio di sole riscaldò il suo cuore. Occhi dolci e attenti. La bocca fonte di dissetanti parole piene di gioia infantile. Entusiasmo di chiama, sensibile a chi è sensibile. Quel raggio di sole anche oggi ha fatto spuntare un altro piccolo fiore di nome: "Amicizia".
 
 

TEMPI MODERNI

Si erano persi negli androni delle loro menti malate in vortici tumultuosi che trasportavano i loro pensieri sul fondo dell’essere. Correnti verso un futuro di rapide schiumose, incontro a cascate inesorabili. Acque torbide di inquinamenti morali, alghe di vuote filosofie che avvinghiandoti, trattengono la tua parte migliore. Occhi assenti che disperatamente cercano invano negli occhi altrui una luce che li guidi. Orgogliosi che davanti alla sconfitta non abbassano mai gli occhi per guardare dentro se stessi alla ricerca della strada persa, perdendo la possibilità di intraprendere così "Il lungo cammino verso la vita".
 
 

INCERTEZZE

Chiesi, ma non ascoltai.

Afferrai a palmo aperto.

Urlai in silenzio.

Certezza di un pugno esclamativo senza punto.
 
 

LA NEVICATA

Irrequieto scrutava il cielo cercando di interpretare gli umori. Con le ossa gelide, ma un cuore caldo, infantile che spingeva la sua mente a ricordi lontani della sua infanzia. Gioiva al suo ricordo della prima nevicata quando incantato fissava per ore quelle candide farfalle che rincorrendosi ricoprivano tutto di bianco manto che pareva zucchero filato. Quando la notte si alzava, e il cuore gli batteva forte ed i piccoli piedi ghiacciati si muovevano al buio sino alla porta, per assistere a quella grande danza che papà inverno aveva organizzato per lui. Quando ritornato a letto sognava di volare su slitte trainate da renne. Poi al suo risveglio, era tutto felpato, che pace. Dalla strada il vocio festoso dei compagni che si rincorrevano lanciandosi palle di neve. Svanito il ricordo, ancora una volta scrutò il cielo sperando di trovarvi i segni premonitori di una nevicata e con essa; "La sua fanciullezza".
 
 

PICCIONI A MILANO

La foresta di palazzi si ergeva sotto un grigio cielo autunnale. Un pallido sole filtrava dagli alberi spogli, simili ad uomini tristi con le braccia levate verso il cielo. Macchine simili a cerve veloci percorrono l’asfalto secernendo veleno come vipere. Un manto di foglie grigie, ricamato da mozziconi ancora fumanti. Una siringa avverte minacciosa i passanti dallo sguardo assente. Che tristezza, che fosse tutto finito??. Qualche cosa di bello c’era. Camminavo fra le gambe della gente come simbolo di speranza per una città che soffre. Non toccati dalla furia devastatrice dell’uomo. Piccioni a Milano, un’attimo fuggente, e volano via, portandosi lontano un progresso assurdo di nome: "Follia".
 
 

SILENZI

Silenzi forbiti, dialoghi astratti, scelte sbagliate. Preghiere che arrivano lontano. Il tuo amore.

Mio Dio come amo il suono del silenzio.
 
 

L’INCONTRO

Assorto correvo, dove non so. Miraggi partoriti dalle molte illusioni che davano l’effimera gioia di un attimo. Amicizie nate da romanzi, con tristi finali. Poi dopo essermi accorto di correre una corsa senza cammino e senza meta, fermai i miei passi e…Incontrai Te il mio Dio. Riprendendo me stesso, ricomincia il mio lungo cammino: "Verso la vita".
 
 

EROINA

Su un vecchio quaderno dalle pagine sgualcite, ritrovai la mia infanzia, ed in sua compagnia comincia a sfogliarlo e su un tema di storia, riascolto la voce della mia insegnante. Con quanto amore, con quanta foga descriveva colei che morì per i suoi ideali dicendo: Eroina, termine appropriato per colei che sacrificando se stessa salva l’altrui vita.

La televisione mi riportò al presente con la notizia: "Eroina simbolo di morte per tutti coloro che nell’illusione di vivere muoiono in un sacrificio il cui solo scopo è………
 
 
 
 

INDIFFERENZA

Correvo felice tra le pieghe della mia fantasia, salutai la mia creatività. Accompagnandomi per mano mi condusse nelle corti piene di racconti. Porticati che per secoli hanno salutato i passanti. Piazze del quotidiano incontro. Ogni piccolo spazio trasudava di esperienze, di vita vissuta. Dagli agli altri almeno un poco di illusioni di ciò che era attraverso i colori delle mie emozioni. Fermandomi, guardai ma non vidi nessuno. Tardi mi accorsi che gli altri erano morti. INDIFFERENZA.

CONFUSIONE

Nato dalla pazzia di nome guerra. Adolescenza di nome certezza. Giovinezza di chi presume di sapere. Maturità, trame di una rete a maglie diverse. Terza età, periodo di cui si sono vissute due età, ma si ricorda solo la prima.
 
 

SOLITUDINE

Tuffarsi in una folla numerosa e sentirsi solo. Essere il primo attore. Recitare ad un pubblico essendo assenti. Sentirti un Dio senza conoscerlo. Esserti perso negli androni della tua fantasia. Dare la mano a chi non c’è. "Solitudine".
 
 

ILLUSIONI

Al piccolo bimbo innocente gli dissero: Prendila è tua. Allungò la mano, strinse il pugno, lo riaprì. "Era la sua prima illusione".
 
 

LA CORTE

Vecchia corte, la voce dei bimbi. Il garrire delle rondini, il profumo del fieno. La saggezza di un vecchio.

"Ascolto".
 
 

VECCHIA CASA DI RINGHIERA

Cento persone protagoniste erano il cast della vecchia casa di ringhiera. Un uomo con un fascio di fiori, stava ripercorrendo a ritroso la vita di chi non è più. Cento romanzi scritti lungo le scarne ringhiere. Cento storie d’amore nate all’ombra della vecchia vite. . Scale della speranza percorse ogni giorno alla ricerca di tempi migliori. Voci di bimbi correvano sui raggi dorati del sole. Il grido affilato dell’arrotino, il dolce ritornello del gelataio: "Gelato alla vaniglia senza soldi non si piglia". Ricordo presente di un tempo lontano.

"La corte dei cento".
 
 

IO NEMICO

Il mio nemico, il mio nemico chi?.

Ma quale nemico mi chiesi se sono felice. Ma quale nemico. Compagni fedeli amici carissimi. Ma chi è il mio nemico?. Con fatica ho scalato il successo e anch’egli mi sorride, non c’è nemico. Guardai la dolcezza della natura che da sempre apriva le sua braccia colmandomi di doni. Anche la vecchia insegnante che mi scrutava da sotto gli occhiali, mi accompagnò con amore verso la mia adolescenza. Perché allora mi sento sconfitto se nemici non ho??. In tutte le mie peregrinazioni, avevo dimenticato di guardare vicino a me; "Io il mio nemico".
 
 

VILLA LITTA

(Lainate)

Oscuro progresso, termini stanchi: Consumismo, nuova morale inquinamento. Camminare a tastoni in sensazioni non definibili che lasciano spazio al vuoto. Aprire le finestre al buio come sempre. Fermati, voltati, osserva le sue forme, dolci poetiche, linee che ti portano a sognare romantici passati. I suoi muri pieni di storia. Luce di un saggezza passata. Dimentico dell’ombra che mi insegue, mi soffermo dipingendo attimi di: "Chiaroscuri di felici momenti".
 
 

POMERIGGIO SUL MENO

Scorreva lento scandendo il tempo. Rapito lo guardavo facendomi trasportare sulle sue placide onde andando a ritroso nel corso dei secoli. Acque agitate di burrascose guerre. Dolci onde compiacenti per innamorati sognatori. Grida di pescatori che gettavano le reti cariche di speranza. Chiatte cariche di storia. Prima che mi destassi dal suo fascino, sornione egli rubò il mio presente.

IL SUCCESSO

Il punto di un pensiero costante salendo sopra scale inesistenti trovandosi embrioni di se stessi. Vivi in un grembo sterile che mai diede luce a felici natali. Bastò una voce amica, una mano tesa perché quel grembo si aprisse. Salire su scale che conducono a sublimi arrivi. Cantare per chi non è riempendo la vita di molti, dando il meglio di se stessi. Riuscire ad ascoltarti godendo ogni istante il dono della vita, gioiendo per avere raggiunto il "successo ottenuto dall’essersi ritrovato".
 
 

UNIVERSITÀ

Spigliati correvano al passo del tempo di un tram. Come meta: una tesi per la vita. Laurea incerta per universitari della saggezza vana, se non al passo con la sapienza di Dio.
 
 

PRIMAVERA

Risveglio alla vita, la tua gioventù. Tavolozza felice di ispirati pittori. Culla degli amori. Dolcezza di un passerotto. Esplosione di gemme piene di speranza. "La mia primavera, tu".
 
 

IL PARADOSSO

Uno o due, mille o tanti. Difficile sapere, contare trovare un risultato e pareggiare i conti, conoscere gli anni e sapere perché. Chiedere avere, dare, piangere o cantare, forse stare in silenzio o meglio gridare. Partire o rimanere. Decidere di non fare, arrivare in anticipo o ritardare. Mio Dio che fare in tanta confusione?. Che sbadato…"Avevo dimenticato la ragione".
 
 

LA GIOIA DI ESSERE

La gioia di vivere, di amare. La gioia di sapere quanto sia profumato il mare. La gioia fugace del tempo, veloce sottile come lo è solo il vento. La gioia di un bimbo che gioca, di poco, di niente. La gioia di essere, cogliendo ogni giorno la vita. E mentre osservi i molti a cui il tempo ha rubato la gioia, tu felice gioisci rubando la gioia al tempo, facendone dono a chi non ne ha.
 
 

IL TUO IDEALE

Fra linee confuse di vero e presunto. Fra gusti strani che sanno di niente, idee sconnesse, calamite di false amicizie. Ogni sforzo pareva vano per ritrovare il bello in tanta confusione. Apparve all’improvviso, con i suoi mille perché, le sue cento paure. L’ingenuità legata all’infanzia. I suoi occhi sempre pronti a cogliere un’espressione amica sul volto altrui. La bellezza di una statua greca, un tocco di classe in tanto scuallore. Altero, stupendamente bello, il suo nome: "Il tuo ideale".
 
 

INVERNO NEL CUORE

Guardandomi attorno fra volti assenti, segreti nascosti in cuori ghiacciati. Dal cielo i primi gelidi fiocchi di neve. Che freddo. Che fosse l’inverno ? Non credo. Ricordo la neve con gioia. Il calore di sciarpe variopinte, le grida festose di piccoli e grandi. No, non è la neve di un tempo. Guardando i fiocchi, come coriandoli di giornali con notizie che ti gelano il sangue. Pellicce lussuose, paravento per un freddo che rimane nel cuore in un triste inverno di un mondo cambiato.
 
 

GLI INNAMORATI

Mano nella mano, i tuoi occhi nei suoi. Passo dopo passo dicendovi; ti amo.

Scrivere nel diario della vostra vita felici momenti, gioiosi imprevisti. Scalare montagne superando impervi pendii. Volare con il pensiero verso un felice futuro. Dirvi fra mille anni con lo stesso amore di questo giorno "Ti amo"
 
 

IL PORTICO

Nel profumo del mattino di primavera, il bambino corre. Oltre il portico; La scuola, i giochi, i sogni. Al tramonto, stanco ritorna e dopo il portico …… Suo figlio.
 
 

L’ATTESA

Un attimo sospeso nel nulla, che dura un’eternità.

PRESUNZIONE

Credere di conoscere tutto, avendo dimenticato di "conoscere se stesso"
 
 

OPPORTUNITÀ

Essere o non essere, chi avresti o non avresti voluto essere.
 
 

IL CIRCO DELLA VITA

Uomini su trampoli, pagliacci e giocolieri. Sospeso a mezz’aria fra sogno e realtà. Suo figlio nella mano. I suoi pensieri corsero sul filo della sua fantasia. Perdendo l’equilibrio come solo un bimbo sa fare si sentiva come un attore di quel circo, pagliaccio, domatore e tante altre cose. Uno spettacolo dopo l’altro si era ritrovato adulto ancora li al centro di quella pista. Eppure aveva preso un’altra strada che non era quella del circo. Perché allora si trovava li ? Si accorse che era tutta la vita ad essere un circo. Ipocrisia nascosta dietro il sorriso di un "Clown". Illusionisti che rubano le tue realtà. Giocolieri dei tuoi sentimenti. Domatori della tua personalità. Si scosse per svegliarsi da quel sogno. No non si sentiva un attore di quel circo. Triste e deluso cercò di uscire dalla pista ma la gente attorno a lui chiese il bis. Comprese allora che non si poteva uscire dal circo della vita. Mise la maschera e cominciò a recitare, ricevendo in cambio: "applausi per la sua tristezza".
 
 

PENSIERI SPEZZATI

Un attimo, pensieri fuggenti. Il suono di una pianola, la mente che vaga nel vuoto. Riapro lo sguardo… Il suono funesto di un tempo presente. "Follia dell’uomo….Pensieri Spezzati".
 
 

INSONNIA

Una partenza senza arrivo, una pellicola bruciata. Numero infinito. Girandola di pensieri.

"Ah il sonno di nome mattino."
 
 

LA PARTENZA

Attimi tristi pieni di ricordi, momenti felici appena trascorsi. Gli occhi rivolti verso un futuro incerto. Sensazioni di chi vuole vivere una vita "Non ancora iniziata"
 
 

LA GENTE

Un sospiro, una delusione, un dramma nascosto tra le pieghe di un amaro sorriso. Corridori senza numero. Attori di se stessi. "La gente … tutto. "
 
 

SCONFITTA

Spaccato in due da una lotta impari. Correnti confuse di incomprensione, amore rancore, mille domande senza risposte. Una via in una notte. Che confusione, fra incroci di orgoglio e presunzione. Un cerchio vizioso, un lungo cammino a volte a ritroso. Forse un sogno io penso, o forse un non senso. Provare a fuggire da chi pensi di dimenticare, e ancora prima di allontanarti sei pronto a ritornare. Come un brutto risveglio in un freddo mattino ti guardi accanto e trovi te vicino. Ancora una giornata di vita sprecata, di mille parole ma di poco amore, di cento ragioni di vuote illusioni. Domani un altro giorno per un viaggio di andata senza ritorno. E guardandoti allo specchio con lo sguardo infelice, osservi la tua vita che lentamente svanisce. "Sconfitta".
 
 

SE FOSSE AMORE

Se fosse amore, se fosse amore avrei udito il canto, colto nell’altrui sguardo, la gioia e non rimpianto. Scalato le montagne per rubare una nube, per raccogliere un fiore, porgerlo sopra il cuore di chi soffre il dolore. Se fosse amore dipingerei di rosa la vita grigia e spoglia di chi non sa che cosa sia la voglia di giocare come un bimbo, o di gridare al vento frasi sconnesse e senza senso. Salire sopra un treno senza sapere dove, ed essere felice anche se fuori piove. Se fosse amore, amerei intensamente con tutto me stesso, col cuore e con la mente. Coglierei nel silenzio la voce del lamento, la voce di chi invoca uno spazio nel suo tempo. Abbraccerei il viandante, che solo nella notte, guarda il cielo stellato rincorrendo le voci di tutto il suo passato. Se fosse amore, ti guarderei negli occhi, scorgendo in quella luce, le dolci e lunghe notti e stringendoti le mani non vedrei più le rughe pensando al mio domani. Ma non se fosse amore, visto che oggi vivo e sento e amo. Oh non se fosse amore, ma solo amore che ti riscalda il cuore ci fa sentire uniti, nella gioa e nel dolore. E mentre tutto è incerto, e trema e cade, vicini stretti si sale, sopra sublimi scale per arrivare in alto, per stringerti forte e regalarti un fiore, si tutto questo è amore.
 
 

PROFUMO DI GIOVENTÚ

Batteva forte il cuore in un petto infantile. Guardando in alto, il cielo al suo tramonto, nubi di fuoco in un profumo intenso fatto di gioventù e di primo fumo in quell’estate morente. Il primo tino d’uva ricolmo d’allegria lungo le vie scarne del lastricato antico. Donne sedute nei grembi delle corti prolifiche di vita. Vecchie signore dai capelli di neve intrecciano con i loro ferri smilzi la trama fatta di storie, e di calze variopinte, maglie di lana, di ricordi lontani, di ombre del passato che ricompaiono come le foglie della vite stanca, che cadono lente come gli anni grigi. L’ultima rondine saluta con garrire festoso per un lungo viaggio verso lidi lontani. Giallo intenso di barbute pannocchie premonitrici di un inverno da trascorrere al caldo. Focolare brillo di legna secca, di fumante polenta e di un bicchier di vino, di tante storie narrate da un vecchio fra favola e realtà. Oggi stranito fra tanti colori di un estate morente fra le braccia di una terra stanca fatto di tanto benessere, ma ancor più di niente, dove il fumo ti uccide spegnendo la mente. Ma serbo caro un ricordo che pulsa, vive e che non morrà più, "Il mio profumo di gioventù"

LINEE INTERROTTE

Linee interrotte di una vita divisa, di anni leggeri e di giorni frizzanti come l’aria di aprile, da giochi infantili, lanciati lontani negli anni avvenire. Linee interrotte da delusioni amare fatte di poco, anzi di niente, fatte di un no di chi ti vuole bene, eppure incrina il tuo giovane cuore, spezzando la corsa della tua infanzia, e li seduto fra sogni e pensieri, fermando il tempo per porre un segno indelebile per i tuoi ricordi futuri. Anni colorati, con tinte vivaci, tavolozza di un estate veniente, fatta di primi frutti acerbi che ti legano i denti. Campi di grano ancora colore di mare che ondeggia come i dubbi dei tuoi sentimenti. Linee interrotte dietro il tuo cammino per abbracciare anni pieni di calore allegri come le mietitrici del dorato grano. La tua vita racchiusa in un covone fra spighe gonfie come il tuo cuore e la tua fantasia. Peccato che duri solo un’estate, un’estate interrotta dal primo dal primo temporale settembrino, eppure sei felice, felice di raccogliere i frutti maturi, che ti appagano e per un tratto sembra chiudere felicemente il corso della tua vita verso un veloce circuito. Gira fin che puoi, fino allo stordimento fino a quando quel cerchio si rompe, ed allora ti troverai ancora davanti a linee interrotte.
 
 

LA RANA

Nell’alba brumosa, alberi supini tardi al risveglio, si stirano con i fronduti rami verso il veniente giorno. Ultimo canto di un grillo, l’ultimo di una lunga serenata alla cicala amica. La luna complice di amorosi intrighi, sembra sbadigli coprendosi con una coperta di una rosea nube nell’attesa di scomparire dietro il nemico giorno. Triste e delusa la coduta volpe per aver corso invano dietro il suo bottino che come un miraggio svanisce in quel nascente mattino. Da lontano il fischio di un treno dice al dotto gufo che è ora di dormire e avverte il pennuto e colorato gallo di salutare il giorno, è un roseo e paffuto sole, che sparge su tutti una debole luce di speranza per le cose che verranno. Col passo ancora stanco del giorno precedente, il contadino avanza col suo pasto frugale verso i campi dei suoi sogni.

Dal romantico stagno, una ninfea si apre al nuovo giorno, donandosi a coloro che le stanno attorno. Vicino a lei una rana guardando il fiore si sentì lusingata e felice di essere nata per tutto quello che vide, e si sentì più buona. L’esile libellula le si avvicinò e le disse: Buon giorno amica rana. Davvero un buon giorno rispose, fece un’agile balzo e se la mangiò.

RITAGLI

Non credo di esserne certo, neppure di essere sveglio, o meglio ricordo che forse quel giorno sognavo, sognavo il ritorno. Il ritorno non so di che cosa, ma so che sapeva di rosa, una rosa di Maggio, una rosa che mi diede coraggio. Ma punse, mi punse il cuore poiché la serbai nel dolore, un dolore si forte che sapeva di morte, la morte di un amore. Era forte il profumo di vita, più forte e nelle mie dita stringevano la piccola foto, di un bene profondo, presente e anche remoto. Ricordo sui prati sapori di baci, di dolci passioni, e giuramenti solenni promesse di un bene perenne. Risate argentine su prati coperti di margheritine. Ma oggi i ritagli non vanno di moda, si cerca con il nuovo di essere felici, fra luci sfolgoranti di assordanti discoteche si fanno richieste e poche promesse. E mentre ora guardo con l’occhio stranito il tempo presente, mi siedo felice e ricomincio a ricucire assieme i miei, ritagli per farne una coperta, che mi riscaldi in questo mondo troppo nuovo per essere usato.
 
 

DIETRO UN SORRISO

Il bambino sorrise dicendo: Sarò buono prometto, tenendo l mano nascosta il pugno racchiude l’ingenua astuzia di un falso sorriso di un bimbo che cresce. Sorrise il giovane amante, guardando negli occhi l’amata promessa, con dolci lusinghe e castelli dorati, anni felici di eterno amore, e mentre la stringeva il cuore sussultò vedendo per la via il suo primo grande amore. Allargò il sorriso e giurò, accarezzandole il viso. Dietro il sorriso ironico il presuntuoso guarda. Dall’alto del suo trespolo a tutti dice so. E quando gli si chiede la fonte del suo grande sapere, egli sorride e tace, e mentre cade in basso, egli ripete: Io saccio.

Io mi sento bene vicino ai sorridenti, in ogni situazione essi mostrano i bianchi e ben curati denti. Chissà quale segreto per tanto ottimismo. Allora chiesi bramoso di sapere per poter anch’io chissà, forse un po’ godere. Ditemi come fate a sorridere per tutti i vostri non sempre lieti eventi. Sembrò che la domanda li colse alla sprovvista, scoppiarono nel pianto e a denti stretti dissero: è colpa del dentista.

Se pertanto non hai il sorriso facile, non esser troppo in apprensione, è meglio un sincero triste che un sincero imbroglione.
 
 

LA BREZZA

Oh brezza che dolce, leggera accarezzi i miei pensieri.

Oh brezza, ricordi di una primavera profumata come i fiori della giovinezza che sbocciavan scaldati con dolcezza dalla mano materna.

Oh brezza fra i capelli sciolti del tuo amore in una dolce estasi fra sogno e realtà.

Oh brezza di un bacio rubato, da una promessa carpita con una bugia.

Oh brezza sui campi con l’amata tua, brezza sbarazzina che trasporti una voce lontana che gridando il suo nome te la portava via.

Oh brezza che soffri sulle vele della vita, ti prego, non smettere affinché non sia finita.
 
 

LA RICERCA

Ho guardato dentro di me, ho chiesto di capire, ho parlato col nulla, ho stretto la mano di chi non c’era. Ho guardato dentro di me, sono sceso nel profondo annaspando nel buio, Mille mi hanno stretto la mano, mille volti mi hanno sorriso, altri hanno pianto. Ho chiesto loro di capire. Con un cenno della mano mi hanno lasciato dissolvendosi con il mio passato.

Ho guardato dentro di me e mi sono lasciato trasportare dal suono di cento canzoni cantate per strada o sotto i portoni. Canzoni d’amore, allegre e spensierate, tristi ed accorate. Correte, correte note datemi gioia e allegria, ma perché fuggite. Non andate via.

Ho guardato vicino a me e ho trovato una mano tesa che vuole stringere la mia, una bocca amata che mi richiama alla vita.

Ho guardato avanti a me…. Ora esisto anch’io.
 
 

ESSERE IMPORTANTI

Ho cercato di essere uscendo oltre i confini della mia timidezza. Adolescente, prigioniera entro le mura ostili di chi sa, di chi mi ha tarpato le ali impedendomi di volare, di sognare, di amare e di essere.

Ho amato gli altri aprendomi come un’alba di primavera, ma mi hanno rubato la luce il calore per rivendermelo a caro prezzo. Ho creduto di non essere, di non sapere amare, mi hanno coperto il sole, ho vissuto alla loro ombra, divenendo serva di altri ma di me stessa schiava.

Quando pensavo che lottare fosse vano, trovai amici che dandomi la mano mi dissero quanto fosse bella la vita, che ero viva e che non era finita.

Ora, il vento, il sole, la pioggia, i sogni sono miei, sono importante e felice per chi mi è grato dicendo: Grazie del dono che tu essendo fai, di una sincera amicizia che non morirà mai.

Oggi sono importante.
 
 

UN CANTO A POGLIANO

Sulle ali del vento il tempo mi trasportò verso ricordi lontani, luoghi incantati, monti ricoperti di candida panna, fiumi di rosolio. Statue testimoni di tempi che non morranno mai. Navigai su mari di smeraldo, spiagge dorate, calde di amorosi incontri.

Il vento continuò a portarmi verso lidi più lontani ed inesplorati alla mia fantasia. Ma ora ti prego rallenta vento amico, fai una sosta su questo borgo antico.

Echeggiare lontano di voci argentine, di note sbarazzine che correvano sulle ali di cuori innamorati o solo felici per esser nati.

Il canto dei contadini ritmato dal passo dei buoi davanti all’aratro che tracciavano il solco della loro vita, o della zappa amica. Come un vento sbarazzino di primavera allegre risate di lavandaie che nella vicina roggia lavavan panni colorati, nascondendo nelle mani fazzolettini di primi innamorati.

Bambini a piedi nudi sul selciato antico si aggrappavano a carri trainati da pazienti bovi con il loro carico di tini ricolmi di odorose uve. Il canto del cuculo, ritmato da un batter lento del martello sull’affilata falce.

Covoni di grano. Mucchi di fieno ritti verso il cielo come segnali per fortuiti incontri. Amico tempo, oggi il mondo corre troppo veloce tanto da dimenticarti, eppure so che tutto non è stato vano, ancora vedo le vecchie corti, campi di ondeggiante grano e di maturo fieno, vecchi e nodosi alberi che come segnalibri ricordano attimi di passata felicità. Persone sensibili tenendosi strette ai loro ricordi, vivono nel presente l’uno vicino all’altro mano nella mano innalzando un canto al cielo al loro amato borgo antico "POGLIANO"
 
 

QUEL TIEPIDO MATTINO DI MAGGIO

Nel tepore di un mattino, Maggio mi spalancò i suoi giorni al profumo intenso dei fiori d’acacia.

Le piccole foglie ancora pallide per il troppo tempo tenute prigioniere di gemme che come partorienti ogni anno aprono il loro proprio seno per dare loro la luce del sole.

Come ogni anno, lo stesso miracoloso risveglio, eppure ogni volta in me cambia qualcosa.

Mentre tutto rinasce io mi sento morire. Forse proprio come l’inverno anch’io spogliarmi di tutto per farmi ricoprire dal bianco del nulla, farmi accarezzare dal gelido vento del nord per provare il desiderio di rinascere come un tiepido mattino di Maggio.

Ed allora come i candidi e delicati bucaneve i miei pensieri sboccerebbero con vigore attraverso l’ultima neve di primavera, disponibili per farsi cogliere per dare un poco di calore a chi ha freddo come me.
 
 

SENTIMENTI

Dolci leggeri ti accarezzano, suadenti ti coinvolgono.

Ti avvolgono in una stretta piena d’amore.

Ti sostengono nei momenti difficili.

Ti proteggono dai pericoli.

Sentimenti che ti fanno felici, sono i sentimenti di CHI TI AMA.

Come frecce ti spaccano il cuore.

Violenti come una grandinata sui frutti maturi d’Agosto.

Una gelata di primavera su alberi in fiore.

Una grande tristezza ti pervade.

Questi sono i sentimenti di CHI NON TI AMA.
 
 

COME UN ALBERO

Grande e fronduto albero amico mio, chi non ha trovato rifugio in te ?

Generazioni di uccelli hanno visto la vita fra le tue possenti braccia, sopra di esse si sono posati e spiccato anche il primo volo.

Rifugio per il viandante, ristoro per l’accaldato contadino.

Tu che hai saputo inspirare poeti e che hai posato per tanti pittori.

Giovani amanti hanno inciso sul tuo rugoso tronco, ma tu non hai pianto per le ferite, anzi hai gioito come testimone per le loro promesse di un eterno amore.

Tutti ti hanno usato, tutti ti hanno ammirato, molti si sono a te inspirati come ora faccio anch’io, ma dimmi; chi ti ha mai chiesto come stavi quando le tue fronde seccavano davanti alla loro stessa incuria ? Chi ti è stato riconoscente porgendoti una mano in aiuto ?

L’indifferenza e l’egoismo ti hanno ucciso.

Grande e fronduto albero amico mio ti prego, fa che il tuo sacrificio non sia stato vano ma possa rendere il cuore dell’uomo più grato.
 
 

COME UNA BOLLA DI SAPONE

Libera, pura nella sua trasparenza, leggera come i sogni di un bambino, delicata come le ali di una farfalla. Tu sei di tutti e di nessuno, ti liberi nell’aria donandoti ad un raggio di sole che ti trasforma in prezioso cristallo dalle mille luci e dai mille colori facendo sognare chi ti guarda. Al tuo passaggio mille espressioni come quelle di un bimbo.

Volgere lo sguardo verso l’alto per desiderarti, levare in alto le mani per rapirti e farti propria, ma come ti raggiunsero tu scoppiasti in un pianto fatto di mille lacrime.

Comprendere allora che nessuno ti può possedere come esclusiva proprietà, ma che tu saresti stata di tutti solo ammirandoti.

Come una bolla di sapone sono i sogni degli altri, come lacrime sarà momento che li vorrai possedere.
 
 

IL MONDO ATTORNO

Guardare il tempo uggioso ed essere gioiosi.

Sentirci felici nel dare a chi ci chiede aiuto quello a cui siamo più legati.

Avere la forza di amare chi ti odia.

Anche se sofferenti provare compassione per chi soffre.

Saper guardare al futuro con fiducia sapendo che è nelle mani di Dio e non dell’uomo.

Pettinarti i capelli grigi provando piacere nell’aiutare gli altri a crescere.

Chiedere la ragione di tutto ciò solo per renderti conto che la risposta più semplice in tanta apparente confusione è che si è felici dentro e che solo dentro hai il "TUO MONDO ATTORNO"
 
 

L’INTERROGAZIONE

"T’amo pio bove.." scrisse il poeta. T’amo pio bove ripeté l’eco di generazioni che mai bove conobbe, ma mandrie di illusioni. Ancor con il suo canto l’altro poeta scrisse:

" La nebbia agli irti colli piovigginando sale, e lungo il maestrale urla e biancheggia il mar "

Il piede sollevato dietro una gamba tesa, la voce incerta e tremula negli occhi suoi il timore di chi del mare conobbe solo il sale. E poi la nebbia agli irti colli sale, ma la nebbia non sale, ma scende acida come lo sguardo penetrante dell’insegnante che impaziente come la pipì che non sale ma lentamente scende chiede … e poi?

E poi la vita.

I successi, le illusioni, gli amori impossibili, sogni rigonfi come nubi estive cariche di pioggia ristoratrice o di devastante grandine.

Tu il poeta…

E mentre scrivi, i tuoi pensieri fatti di tutto, di niente scritti per te stesso o solo per la gente.

Una piccola mano ti sfiora, è tremante, impaziente come la voce che ti porti dentro e che da sempre ti chiede: "T’amo pio bove.." Ma perché ??

Forse io non capirò mai perché amare il bove, ma voi dite; dov’è finito il bove e con lui l’amore ???.
 
 

CONDOLÉRSI

Non so, neppure tu sai.

Tu credi di sapere, tu sei critico, saggio, filosofo, politico o solo uno dei tanti, e allora parli. Ti ergi al disopra di te stesso e parli.

Sei padre e madre e parli; ai miei tempi tutto era diverso, non come ora, e parli, dimenticando che anche tu sei il frutto di un tempo che cambia.

Il giovane ti guarda con occhio sconsolato e dicendoti; è vero, lui ti ha già condannato.

UN FELICE INCONTRO

Nel corso del mio cammino, compagni miei colorati ed odorosi colori, padri di tanti figli erranti. Come uscito da una scatola a sorpresa, lui.

I suoi capelli bianchi ed agitati come le spumeggianti onde del mare, occhi irrequieti ed innocenti come quelli di un bambino, il pollice rivolto verso chissà dove chiedeva un passaggio. Per dove ?? Gli chiesi. Non mi rispose il vecchio ma tesomi la mano mi disse vieni. Dove ancora chiesi, lui mi guardò e con un sorriso mi disse: "Lontano"

Navigammo attraverso i mari di ogni continente, isole lontane, conobbi molta gente. A volte in squallide cabine, altre in lussuosi saloni di navi che solcavano i mari grandi come le sue illusioni. Lui il Sandokan della Malesia, Il corsaro nero del Mar dei Caraibi.

E mentre mi narrava del suo vagar nel tempo, noi salivamo in alto attraverso una tavolozza di colori, di verdi prati e giumente, e pecore che al suo passaggio correvano felici per il suo ritorno.

Boschi con alberi che si ergevano rigogliosi e potenti verso il cielo come la sua voglia di vivere. In quella casa troppo grande e vuota per poterla riempire con i suoi sogni, con i suoi ricordi. Lui il suo grande ed unico amico, lui il sua cane di nome bambino. Il canto del cuculo lo accompagnava nel suo narrare, migliaia di lucciole illuminarono il suo viso ed una piccola lacrima d’argento che scendendo lentamente sembrò scrivere la parola fine. Grazie amici miei per questo felice incontro, ora non sarete più soli perché sulla nave dei vostri sogni sono salito anch’io.
 
 

L’ANTICO CASTANO

L’occhio stranito, la bocca aperta dinanzi a si tanta meraviglia.

Maestoso, i suoi fronduti rami come figli saggi che ti ristorano con la loro ombra irroranti di una pace che dura nel tempo. Il suo tronco si grande e rugoso come un vecchio che età non ha.

Fermo come il centro del mondo osserva da ben sessanta lustri il passar di storie fatte di gente altera, triste, innamorata o semplicemente accaldata.

Quando ti ho visto, sono stato certo che tu mi hai notato. Lo so che anch’io per te sono forse solo un attimo.

Grazie per la pace che mi hai saputo dare, e mentre mi allontano il mio occhio ancora una volta a te si volge, il cuore un poco triste, ma sulle labbra un ultimo pensiero che a te rivolto dice:

" Addio antico castano ".
 
 

DA SOLI NON SI VINCE MAI

In alto, felice fra nubi di sogno, in alto, nell’aria tersa di un anno, di un mese o di un giorno senza tempo.

Lassù dove tutto è pulito, lassù dove non giungono voci eccitate o suadenti di comizi, dove i rumori di rivolta hanno lasciato il posto al dolce suono della pace interiore. Lassù dove i tuoi pensieri migliori diventano poesia, dove la vuota filosofia fatta di vanità ed inquinamenti morali, lascia il posto a ciò che è più puro e vero.

Quanta fatica per raggiungere la cima attraverso sentieri resi scivolosi dall’altrui gelosia, crepacci nascosti da un manto di ipocrisia, crepacci che nella loro gola profonda e senza fine trattengono prigionieri l’umanità fatta di persone rese schiave della loro avidità e concupiscenza.

Falsi amici pronti a tagliarti la fune per farti precipitare giù, sempre più giù verso il basso, piangendo poi sul tuo corpo inerte.

Ma ora da lassù in alto sopra tutto e tutti, ricordati di chi durante quell’ardua salita ti aiutò sospingendoti con una mano, mentre con l’altra ti porgeva un pane e un fiore conseguendo così la vittoria di dare un senso alla tua esistenza.

Da soli non si vince mai..

Ridiscendere per sospingere con una mano gli affaticati, e per porgere con l’altra un pane e un fiore.

Si insieme si può vincere..
 
 

UNITI PER SEMPRE

Io ti amo, tu mi ami, noi ci amiamo.

Quante volte mi chiesi; quando incontrerò l’amore a chi somiglierà, quale sarà il colore dei suoi occhi ? Forse saranno versi come la speranza di gioventù, oppure azzurri come il cielo grande e infinito come i miei sogni, o saranno neri brillanti come due perle preziose.

Poi sei arrivata TU "L’AMORE" Tu tutto questo.

Io ti amo, tu mi ami, noi ci amiamo. Tu il mio scricciolo, tu il mio gigante.

Si ti ho trovato amore.

Si mi hai trovato amore.

Ti amerò come lo scandire del tempo della nostra vita. Tu come le stagioni che accompagneranno la nostra vita insieme per sempre.

Tu, la mia primavera, la mia rondine, il mio pesco fiorito.

Tu, la mia estate calda e passionale, la mia vela, il mio mare, il mio caldo sole che mi abbronza di felicità.

Tu, il mio autunno colorato, tu generosa dei frutti maturi e saporiti del tuo amore.

Tu, il mio inverno, invito per un caldo giaciglio, mia grande coperta che come la candida e soffice neve protegge il nostro amore dal freddo dell’apatia e dell’indifferenza.

Tu sei……. " Non dire tu sei amore mio "

In questo felice giorno noi siamo, siamo L’AMORE siamo tutto questo.

Dammi la mano ora e camminiamo insieme, per quanto ???? PER SEMPRE AMORE MIO.

Ma ora ti prego, spegni la luce. No ancora un momento, lascia che ti guardi ancora una volta, Tu il mio amore.

Io ti amo, tu mi ami, e noi ci ameremo per sempre. Buona notte, stammi vicino. A domani si per sempre.
 
 

SOLO UNA PARENTESI

Sognai, invano il mattino colse la mia mente per sospingerla lieve verso la realtà del giorno. Ella correva libera facendomi dono di tanti ricordi del passato e di tanti sogni del futuro. Ricordi e sogni che ho tanto amato e tanto odiato.

Ho corso per una meta senza fine, a volte in alto lassù nel cielo, nell’infinito della mia fantasia e dei miei sogni, appagato, felice per tutto ciò che nuovo aprendomi le braccia mi si offriva.

Solo una parentesi, solo un ricordo.

La prima bicicletta usata, stanca per la troppa strada già trascorsa, un dono che nella mia adolescenza accelerava attimi di eccitazione in quell’aria profumata dalle rose di Maggio, dal dischiudersi del cuore verso sensazioni fino allora sconosciute.

Quante cose da allora ho amato e non ho avuto, quante cose odiate mi hanno posseduto.

Destato da un sole che sempre più affatica a scaldarmi le ossa, mi traspare un sorriso ancora un giorno di vita, un attimo in più per narrare il giorno dopo.

( Solo una parentesi).
 
 

GUARDARE OLTRE PER ESISTERE

Se non avessi guardato oltre, oltre molto lontano.

Se non avessi guardato dentro me stesso, forse avrei corso la strada della vita come lo scorrere dell’acqua del fiume e come il vento che sospinge le vele con una dolce brezza. Mi sarei svegliato ogni giorno come il sole, e come il sole mi sarei addormentato dietro i problemi della vita. Se non mi fossi posto troppe domande e se troppe domande non avessi fatto, forse oggi sarei come il passero che libero vola nell’aria e che ogni giorno raccoglie senza seminare ne mietere. Se non avessi cercato di capire gli altrui problemi, forse oggi sarei compreso nei miei problemi. Però se non avessi fatto tutto questo, Oggi non esisterei.
 
 

TRE LETTINI UN SORRISO UNA SPERANZA

Una finestra aperta su un cielo azzurro.

Una voce argentina fra volti pieni di speranza confusi fra le pieghe di lenzuola bianche come l’ultima neve che si scioglie ai primi raggi di sole primaverile e che fa posto al dischiudersi di timidi Bucaneve.

………Poi loro.

I loro camici bianchi o verdi come margherite su un prato. Le loro mani protese verso gli indifesi pazienti con gesti decisi ma dolci, ripetitivi ma che apprezzi come il levar del sole di ogni giorno, o come la brezza di prima mattina che discreta attraverso la finestra socchiusa porta con se il profumo della primavera fatto di tanti colori e ricordi di una ormai lontana giovinezza, di guance color di pesca e di un cuore gonfio d’amore come un fico primaticcio.

Un rimpianto, una piccola lacrima………. Un sorriso………il loro.

Una camera, tre lettini, due parole le loro voci rassicuranti…..UNA SPERANZA.
 
 

LA VANITÀ DEI POTENTI

Ho visto un uomo forte che si sentiva Dio.

Ho visto un uomo potente come Dio.

Ho visto sapienti idolatrati.

Ho visto belli deificati.

Li ho rivisti tutti in un letto d’ospedale……

E non li ho riconosciuti.

Sottomessi e rassegnati.

Non il grido del potere, ma il lamento di chi soffre.

Quando usciranno, sanati da mani sapienti o sorretti da umili infermieri……..si ricorderanno di chi soffre ?????????

" Forse, VANITÀ DEI POTENTI "
 
 

IL TEMPO

Voci frenetiche e convulse. Il rumore della porta di un ascensore che sbatte.

Una barella sfreccia veloce sospinta da mani che afferrano il tempo. Il tempo che sfugge davanti alla vita che a stento trascina i suoi giorni.

Piedi che si rincorrono veloci, in fondo una luce, una speranza.

Il cielo aldilà del vetro è azzurro il tempo è bello…… Il tempo….. veloci dobbiamo arrivare in tempo.

Una rondine sfreccia veloce, un attimo e passa. Un ramo di pesco fiorito in un vaso ci avverte che è tempo di primavera.

L’orologio batte l’ora…….é tardi.

Mani esperte si muovono attorno al suo corpo stanco, il suo cuore flebile ricomincia a battere. Un raggio di sole entra dalla finestra socchiusa.

Un sospiro di sollievo, un sorriso.

…………..SIAMO ARRIVATI IN TEMPO.
 
 

BORGO ANTICO; DECADENZA ...?

(Comano Paese, Antico Borgo del Trentino)

Case stanche, affaticate dal tempo,
pietre abbarbicate a una calce che trasuda l'alito di una vita vissuta.

Una finestra cadente sembra chiedere aiuto, una rondine attraversa un vetro infranto
Un pensiero fugace attraversa la mia mente; Decadenza!!!!!

I miei ricordi si fanno accarezzare dal tempo passato. Ora una voce esce da quella finestra, la
voce di una canto, una giovane canta la sua giovinezza , un fumo buono, carico di quei profumi di
una genuinità , quel profumo di legna che forma figure che ti scorrono davanti alla mente
E al cuore.

Dal quel davanzale, fiori di campo raccolti sotto i baci del sole ti ricordano le tue lunghe corse,
Attraverso quei prati fioriti di speranze di la a venire.

Dalla vicina osteria, voci di uomini segnati dal tempo e dalla fatica giocavano la loro vita del
Momento per una carta errata o per un punto in meno.

Una donna piegata sotto il peso della sua gerla carica di fieno che trasudava la stanchezza
Di chi pesa ogni suo passo per cogliere la soddisfazione di arrivare alla meta.

Le miti mucche tornano dal pascolo donandoti quella pace interiore che che traspare dai loro
Grandi occhi e da quella andatura che ti insegna che il tuo correre la tua frenesia qui nel borgo
antico non esiste e che la tua vita devi scandirla guardandoti attorno con gli occhi come quello del
bambino che gioca rincorrendo il suo cerchio di legno, una donna che punto dopo punto crea
La sua maglia..... Punto dopo punto di vita vissuta, di saggezza che corre nel tempo verso i
posteri.

Riguardo il borgo, decadenza, ma quale decadenza la mia mente è un turbinio vita, di profumi
Di voci che si sovrappongo per la gioia di una vita dura ma intensa, con delle mete da raggiungere
Al fine di lasciare agli altri la gioia del tuo dare.

Le montagne con l'ultima neve di primavera ti riportano al presente, al presente qui nel borgo che
ora amo e vivo in tutta la sua pienezza, se vuoi lo puoi anche tu.!

Ora quando sento parlare di decadenza penso alla mia, si ma quando! Non ora, domani....forse!

Dal pittore di Lugano Italo Varsalona che ha soggiornato per due settimane al borgo antico, alla
casa Tonina.